venerdì 25 gennaio 2019

La cicala e la formica



Era una calda estate.

C'era una volta un'allegra cicala che cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano. 

Fra una pausa e l'altra del canto, la cicala si rivolse alle formiche:

- Ma perché lavorate tanto, venite qui all'ombra a ripararvi dal sole, potremo cantare insieme!

Ma le formiche, instancabili, senza fermarsi continuavano il loro lavoro
 
- Non possiamo! Dobbiamo preparare le provviste per l'inverno! Quando verrà il freddo e la neve coprirà la terra, non troveremo più niente da mangiare e solo se avremo le dispense piene potremo sopravvivere!

- L'estate è ancora lunga e c'è tempo per fare provviste prima che arrivi l'inverno! Io preferisco cantare! Con questo sole e questo caldo è impossibile lavorare! - ribatté la cicala.

Per tutta l'estate la cicala continuò a cantare e le formiche a lavorare. 

Ma i giorni passavano veloci, poi le settimane e i mesi. 

Arrivò così l'autunno e gli alberi cominciarono a perdere le foglie. 

La cicala scese dall'albero ormai spoglio. Anche l'erba diventava sempre più gialla e rada.

Una mattina la cicala si svegliò tutta infreddolita, mentre i campi erano coperti dalla prima brina. 

Il gelo bruciò il verde delle ultime foglie: era arrivato l'inverno.

La cicala cominciò a vagare cibandosi di qualche gambo rinsecchito che spuntava ancora dal terreno duro e gelato. 

Venne la neve e la cicala non trovò più niente da mangiare: affamata e tremante di freddo, pensò con rimpianto al caldo e ai canti dell'estate.

Una sera vide una lucina lontana e si avvicinò affondando nella neve:

Aprite! Aprite, per favore! Sto morendo di fame! Datemi qualcosa da mangiare!

La finestra si aprì e la formica si affacciò:

- Chi è? Chi è che bussa?

- Sono io, la cicala! Ho fame, freddo e sono senza casa!

- La cicala?! Ah! Mi ricordo di te! Cosa hai fatto durante l'estate, mentre noi faticavamo per prepararci all'inverno?

- Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra!

- Hai cantato? - replicò la formica - Adesso balla!

Morale: è necessario essere previdenti e pensare al futuro. Sperare di potersi godere la vita senza fare nulla non è garanzia di successo.

dal WEB

La rana e il bue



C'era una volta una rana che con i suoi ranocchi stava sulle tranquille acque di uno stagno. 


Era una bella mattina di primavera. 

D'improvviso arrivò un enorme bue. In modo tranquillo iniziò a brucare l'erba ai bordi dello stagno. 

I ranocchi rimasero stupiti dalla grandezza di quell'animale.

Presa dall'invidia per l'imponenza del bue, la rana prese a gonfiare la sua pelle rugosa. 

La rana pensava che avrebbe potuto diventare enorme come il bue.

Sta di fatto che la rana cominciò a gonfiarsi e a gonfiarsi... Si gonfiò d'aria così tanto, che tutta la pelle le tirava.

Chiese ai suoi ranocchi:

Sono grossa come il bue?

I ranocchietti risposero:

No, mamma.

La rana raccolse tutte le sue energie e continuò a gonfiarsi.

Si gonfiò, si gonfiò, si gonfiò... così tanto che finì per scoppiare!

Morale:

Apparire per quel che non si è davvero, provoca brutte conseguenze.
Bisogna accettarsi per ciò che si è, secondo la propria natura, senza cercare di essere qualcun altro.

dal Web

La stroria di Lilith e sua sorella Amy ( stroria triste )


Mi chiamo Amy, ho 5 anni, mia sorella ne ha 16 e si chiama Lilith. 
Lilith una volta è tornata a casa piangendo, ma mi ha detto di non dire nulla alla mamma e che andava tutto bene. 
Lilith a volte si chiude in bagno dopo aver cenato. 
Lilith ha tutti i temperini rotti, ma non so perché. 
Lilith nasconde sempre le mani nelle maniche. 
Lilith ha sempre i maglioni lunghi. 
Lilith a volte fissa il vuoto per qualche istante. 
Lilith ha sempre la musica nelle orecchie e quando parlo non mi sente. 
Lilith ha sempre dei graffi sulle braccia ma dice che è stato il nostro gatto a farglieli. 
Lilith ha smesso di mangiare il dolce che fa la mamma. 
Lilith ha smesso di mangiare la pizza della mamma. 
Lilith ha smesso di mangiare l'arrosto che fa la mamma. 
Lilith non porta più la merenda a scuola. 
Lilith ha smesso di mangiare. 
Lilith beve tanta acqua. 
Lilith viene sempre brontolata dalla mamma perché va male a scuola. 
Lilith fuma di nascosto dalla mamma. 
Lilith oggi non è tornata da scuola. 
La mamma e il babbo piangono. 
Lilith ha dimenticato il telefono sul mio letto e continua a squillare. 
Lilith ancora non è tornata ed è già sera. 
La mamma mi ha mandato dalla nonna tutto il giorno oggi. 
Lilith non c'è più.

Mi chiamo Amy, ho 16 anni e mia sorella si chiamava Lilith. 

Si è suicidata quando avevo 5 anni. Da quando non c'è più i miei continuano a litigare. 

Da quando Lilith non c'è più la mamma è caduta in depressione e mio padre si è dedicato al lavoro. 

Da quando Lilith non c'è più il suo armadio non è più stato aperto. 

Da quando Lilith non c'è più il gatto graffi anche le mie braccia. 

Da qunfo Lilith non c'è più sono convinta di essere un errore. 

Da quando Lilith non c'è più la mamma mi abbraccia raramente. 

Da quando Lilith non c'è più mi manca nome l'aria. 

Da quando Lilith non c'è più sto come stava lei. 

Ora so come si sentiva. 
Ora non mangio più nemmeno io. 
Ora vado male a scuola anche io. 
Ora anche io fumo di nascosto e ascolto sempre musica. 
Ora aiuto gli altri per non affrontare il mio dolore. 
Oggi ho lasciato il telefono a casa anche io. 
Oggi non sono tornata a casa nemmeno io. 
Oggi ho preso una decisione importante. 
Oggi ho scritto questa lettera. Oggi ho una pistola in mano. 
Oggi vado a trovare Lilith.

dal WEB

La volpe e il leone




C'era una volta una volpe che se ne andava tranquilla per i prati. I prati erano rifioriti dopo la brutta stagione invernale. 

I profumi della natura solleticavano le sue narici accarezzandole la fantasia, permettendole di sognare paesi lontani, belli e sconosciuti.

Ma all'improvviso l'attenzione della volpe venne richiamata da un violento ruggito. 

Era un verso che non aveva mai sentito , terrorizzata, fuggì a nascondersi dietro ad un cespuglio. 

Da li, riparata tra le foglie, la volpe poté vedere il terribile animale che aveva emesso quel suono: si trattava di un leone, una bestia a lei sconosciuta. 

Spaventata, la povera volpe, scappò via il più velocemente possibile.

Dopo quel brutto incontro passarono due giorni tranquilli: tutto sembrava quasi essere stato dimenticato, quando, d'un tratto, la piccola volpe si imbatté ancora nel leone. 

Questa volta il leone le apparve proprio davanti agli occhi, a pochi passi, ostacolandole il cammino. 

La volpe, impaurita, iniziò a tremare come una foglia non avendo nemmeno la forza di reagire e fuggire: la volpe rimase ferma fino a quando il leone, a un certo punto, si allontanò.

Il giorno seguente la volpe si imbatté per la terza volta nel leone: scoprì che il proprio timore nei confronti di quel grosso e possente animale dal risonante ruggito, andava pian piano assopendosi. 

Così, durante il successivo incontro, la volpe si dimostrò molto più calma e riuscì persino a guardarlo negli occhi, salutandolo con cordialità.

Quando ebbe ancora modo di vederlo, la volpe provò a rivolgergli la parola: riuscì finalmente a scoprire in lui doti come il coraggio e l'intelligenza. 

Da quel giorno la volpe non si stancò mai di ascoltare il leone, sicura che dall'esperienza di un animale così astuto e bravo cacciatore, avrebbe tratto solo vantaggi.

dal Web la fiaba è di Esopo


Morale: imparare a conoscere ciò che ci spaventa è il modo per superare quasi sicuramente le nostre paure e trarne come paradosso vantaggio.

giovedì 24 gennaio 2019

Lettera di una madre a sua figlia


Cara monella,
la vita ci riserva sempre una storia che è tutta nostra, mai uguale alle altre, da percorrere ridendo e piangendo, con la felicità e la tristezza dei momenti.
Col suo carico di rimorsi e di rimpianti, di scelte importanti, di ore irripetibili ed indelebili e di ore che vorresti passassero presto o non fossero mai esistite.
Facciamo scelte dettate dagli eventi, dalle nostre paure, dai nostri istinti… oppure le facciamo in modo razionale.
Vorrei che tu facessi le tue scelte, non pentendoti mai della loro natura.
Quelle belle, giuste e quelle che, inevitabilmente, farai o riterrai sbagliate… Ecco, non farti mai un cruccio delle tue scelte, da esse dipenderanno la tua felicità e la stima che avrai di te stessa.
Molte volte la vita ci mette di fronte a situazioni nelle quali scegliere quello che riteniamo “giusto” è davvero difficile, ma il “giusto” è sempre quello che ci sentiamo di fare.
A volte le persone che ami e che amerai, si riveleranno diverse da come le credevi, le vedrai cambiare…
Le cose cambiano per vivere, amore mio… e vivono per cambiare.
A volte questi cambiamenti ti turberanno, come hanno turbato me.
Ed è in quel momento che bisogna scegliere.
Potrà capitarti di dover “barattare” il tuo istinto con la ragione, come ho fatto io.
Potrà capitarti di non capire il perché questo accade, il perché ci sia in alcune persone che ami e che amerai, quel perseverare a caricarsi di odio.
Io ho voluto scegliere di essere quello che chiamano, nel modo socialmente accettato, un “bravo genitore”, a discapito del mio istinto di logica ribellione agli eventi.
Potrà sembrarti un controsenso, ma il tuo amore mi ha fatto da schermo all’odio di alcune persone, come se il tuo sorriso, i tuoi occhi, mi avessero creato uno scudo che nessun odio, nessuna maledizione può scalfire.
E nonostante ciò, troverai delusione, inevitabilmente…
Diffida, amore mio, da chi non sa sorridere, da chi non comprende il concetto di “serenità”, da chi non sa perdonare, da chi porta rancore, da chi è ipocrita.
Se incontrerai queste persone, non portare loro rancore, ma anzi sii felice, perché loro sono le “sfortunate”, non certo tu che subirai il loro odio.
Noi viviamo in eterno solo nei ricordi delle persone che lasciamo a continuare questo gioco meraviglioso che è la vita… Credi che ci si ricordi di chi era allegro e sorridente oppure di chi era triste e torvo?
Sappi guardare oltre, pensa con la tua testa e sorridi sempre, ti prego, come ora.
Ti amo più di ogni altra cosa.
dal WEB